IL COEFFICIENTE DI GINI E LE DISEGUAGLIANZE DI REDDITO

Il coefficiente di Gini in Italia, alla fine del 2019, era pari a 34,8 ed è ulteriormente cresciuto nel corso del 2020 a seguito della pandemia. Il dato è stato citato da Mario Draghi nel discorso fatto in senato a seguito dell’insediamento del nuovo governo.

Che cosa è il coefficiente di Gini?

Introdotto dallo statistico Corrado Gini nel secolo scorso, il coefficiente è in sé una misura di distribuzione che viene usata per valutare le diseguaglianze di reddito nella popolazione. Il coefficiente può oscillare da un valore teorico di 0, in cui il reddito è distribuito in maniera perfettamente eguale tra la popolazione, ad uno di 100 in cui tutto il reddito è concentrato nelle mani di una sola persona.

Nella mappa allegata potete vedere le differenze secondo questo coefficiente tra i paesi del pianeta nel 2020. Quelli colorati in blu scuro sono quelli con le maggiori differenze di reddito.

Come si può notare, tra i cosiddetti paesi sviluppati la maggiore concentrazione del reddito, che è peraltro cresciuta parecchio negli ultimi 40 anni, come già abbiamo evidenziato in questo articolo, https://www.dirittofuturo.org/?p=813, è quella degli USA che nel 2019 misurava 48. Minore invece in Europa e in modo particolare nei paesi scandinavi, intorno ai 28 punti. All’interno dell’Unione europea l’Italia si trova tra i paesi con indice più alto (quindi con differenze di reddito maggiori) dietro solo a Bulgaria, Lituania, Lettonia e Romania e con valori simili a quelli della Spagna.

Guardando al resto del pianeta rimangono ancora molto elevate le diseguaglianze di reddito, soprattutto nei paesi dell’Africa subsahariana e in Sud America.

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