LA LEVA FINANZIARIA DEI TRADER RETAIL È AI MASSIMI STORICI

Qualche settimana fa avevamo scritto del fenomeno Gamestop e della crescita dell’attività di trading dei cosiddetti “retail”, cioè i piccoli investitori. https://www.dirittofuturo.org/?p=745

Nell’ultimo quarterly report la BIS (Bank for International Settlements) analizza il fenomeno sotto alcuni punti di vista. Se da un lato viene messo in evidenza come, almeno dal 2017, sia cresciuta l’attività giornaliera dovuta all’acquisto di singoli titoli piuttosto che di ETF (exchange – traded funds), ancora più interessante ci pare il grafico che alleghiamo e che riguarda la crescita dell’uso della leva finanziaria da parte dei medesimi investitori retail.

Gli acquisti di singoli titoli azionari e di vari strumenti derivati sugli stessi sono spesso finanziati a debito, colui che effettua l’operazione utilizza quindi la leva finanziaria che gli permette di avere a disposizione una quantità di denaro (il cosiddetto margine) inferiore a quella realmente investita.

Le operazioni in leva evidenziano una maggiore disponibilità degli investitori ad assumersi dei rischi, dato che se permettono un guadagno maggiore (di cui la leva è moltiplicatore), nello stesso tempo sono molto più suscettibili alle oscillazioni di mercato ed aumentano le probabilità di perdita dell’intero capitale investito.

Tornando al grafico qui evidenziato, la curva in blu indica, in USA, il valore assoluto di questo indebitamento (che a dicembre ha superato i 750 miliardi di dollari), quella in rosso il medesimo indebitamento rapportato al PIL del paese del trimestre precedente. È abbastanza evidente che ci troviamo ad un massimo di tale esposizione che ha superato anche i picchi del periodo della bolla di internet (2000) e di quella dei mutui subprime (2007-2008).

Nel fine settimana il congresso USA ha approvato un piano di stimoli da 1900 miliardi di dollari. Di questa quota, almeno mille sono trasferimenti diretti alle famiglie. In questo scenario viene da chiedersi (ma soprattutto da sperare il contrario) quanto di questo denaro verrà investito in attività di speculazione, come è già avvenuto (ne abbiamo parlato nell’articolo citato sopra) in occasione delle erogazioni dello scorso anno.

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