LE DISEGUAGLIANZE SONO IN CRESCITA COSTANTE DA QUARANT’ANNI

Nel grafico che qui alleghiamo è mostrata l’evoluzione del reddito lordo in USA dal 1978 al 2019 per due distinte fasce di popolazione. In rosso il 50% con il reddito più basso e in azzurro l’1% con il reddito più elevato. Se nel 1978 la prima categoria percepiva il 20,2% del reddito complessivo del paese, nello stesso anno l’1% con reddito più elevato ne percepiva “appena” una quota del 10,3%. Come si può vedere la tendenza negli anni successivi è stata di una continua diminuzione della quota di reddito guadagnata dal 50% più povero e un aumento di quella nelle mani dell’1% con reddito più elevato. Nel 2019, ultimo anno di questa rilevazione, le due curve si erano invertite e i percettori nella fascia del 50% dei redditi più bassi si ritrovavano con il 13,5% del totale (era il 20,2%), mentre l’1% più abbiente guadagnava il 18,7% del reddito complessivo (era il 10,3%).

Il fenomeno non è diverso se si passa dall’osservazione del reddito a quella della distribuzione del patrimonio (finanziario ed immobiliare). Con questo obiettivo abbiamo confrontato il 50% della popolazione con un patrimonio più basso e l’1% con un patrimonio più elevato, ottenendo risultati simili, ma ancora più marcati.

Se nel 1978 il 50% con meno patrimonio ne possedeva solo il 2,3% del totale, la fascia dell’1% più elevata possedeva invece il 21,5% della ricchezza complessiva. Questa già elevata concentrazione di ricchezza è ulteriormente cresciuta negli anni e se nel 2019 il 50% con patrimonio più basso si ritrovava solo con l’1,5% della ricchezza complessiva del paese (era il 2,3%), l’1% più ricco era arrivato a possederne il 34,9% (era il 21,5%).

La crescita delle diseguaglianze, che si era invece invertita dal secondo dopoguerra sino al finire degli anni ’70, non ha risparmiato alcun paese (anche se negli USA, che qui abbiamo preso ad esempio, è stata più marcata che altrove) ed è stata favorita da diversi fattori. Sicuramente è opportuno menzionare l’evoluzione del sistema fiscale (con una pesante riduzione delle imposte dirette per i redditi più elevati) e l’indebolimento del potere contrattuale dei sindacati nei paesi occidentali. Il fenomeno della globalizzazione pare invece avere avuto un esito più ambivalente. Se nei paesi occidentali ha contribuito all’indebolimento del potere di acquisto dei redditi più bassi (parimenti con l’indebolimento del potere contrattuale dei lavoratori), meno univoco in tal senso è invece l’effetto sui paesi emergenti, che in alcuni casi possono avere invece beneficiato del fenomeno, con una crescita della condizione generale della popolazione (si guardino ad esempio la Cina e l’India).

Se è intuitivo il fatto che la crescita delle differenze di reddito abbia influenzato anche la crescita di quelle riguardanti il patrimonio nel medesimo arco di tempo, un ulteriore elemento da considerare è la crescita della dimensione finanziaria dell’economia, che non ha risparmiato alcun paese, ed ha sicuramente esacerbato il fenomeno che possiamo sintetizzare in questo modo: le ricchezze accumulate non vengono reimmesse nel sistema sotto forma di consumi o investimenti, ma rimangono in buona misura investite in rendite o speculazioni finanziarie che tendono ad accrescere maggiormente i patrimoni più grandi, che sono anche quelli che hanno maggiori possibilità di investimento sia in termini quantitativi, sia qualitativi. Le politiche delle banche centrali si sono ritrovate infine, dal 2009 ad oggi, ad iniettare liquidità senza grossi risultati sulla crescita, ma con l’unico obiettivo, per ora raggiunto, di non far collassare il sistema finanziario stesso sotto una montagna di debito spesso veicolato verso forme di investimento finanziario ed improduttivo.

È bene ricordare che l’analisi che qui abbiamo proposto si ferma al 2019, anno precedente la pandemia, che tali diseguaglianze (sono ormai concordi su questo anche tutte le principali istituzioni finanziarie mondiali, incluso il FMI) hanno ulteriormente accresciuto.

La fonte dei dati qui utilizzati è il “World inequality database”, a cui potete accedere utilizzando questo link.

https://wid.world/

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