FINE DELLA GLOBALIZZAZIONE?

La globalizzazione ha iniziato a rallentare già dalla crisi del 2008. L’inasprimento delle tensioni geopolitiche cha hanno fatto seguito all’invasione dell’Ucraina potrebbe rallentarne ulteriormente il passo con effetti inflativi nel pianeta a seguito della frammentazione della catena di fornitura globale.
In figura l’andamento delle esportazioni mondiali di beni, servizi e di capitali finanziari e in blu il contributo % al Pil mondiale di questo flusso.

Clicca per votare questo articolo!
[Total: 0 Average: 0]

LA FRAMMENTAZIONE DELLA CATENA DI FORNITURA

Le tensioni geopolitiche tra USA e Cina hanno portato nel corso degli anni a una riduzione del peso delle importazioni in USA dalla Cina e un aumento del ruolo di altri paesi come Messico, India e Vietnam.

La frammentazione della catena di fornitura potrebbe essere non una deglobalizzazione ma solo una ridefinizione della catena stessa, ma con effetti su economia ed inflazione che dovranno essere compresi.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante mappa e testo

Clicca per votare questo articolo!
[Total: 0 Average: 0]

GLI EFFETTI DELLE CRESCENTI TENSIONI GLOBALI

Le barriere commerciali hanno iniziato a crescere in maniera sensibile a partire dal 2018 con una impennata dal 2020 a prova delle crescenti tensioni globali che possono ulteriormente rallentare e cambiare il processo di globalizzazione.

Potrebbe essere un contenuto grafico raffigurante il seguente testo "Figure 2 Trade restrictions (number) Goods 2500 Investment Services 2000 1500 1000 500 2009 10 11 12 13 14 15 17 16 18 Sources: Global Trade Alert (2022), updated as of December 7, 2022 19 20 21 22"

Clicca per votare questo articolo!
[Total: 0 Average: 0]

IL SALDO TRA INVESTIMENTI IN ENTRATA E IN USCITA

Gli investimenti diretti dall’estero (FDI: foreign direct investments) hanno, dagli anni ’80, contribuito in maniera decisiva alla crescita industriale e tecnologica della Cina. Per questi è stato fondamentale il ruolo delle economie avanzate: Stati Uniti, Europa e Giappone, le cui aziende hanno fortemente investito nel dragone.

Dopo il picco raggiunto nel 2021, dall’anno successivo il ciclo si è invertito, anche a seguito delle crescenti tensioni geopolitiche e gli investimenti diretti netti sono calati. In figura il saldo tra investimenti in entrata e investimenti in uscita (ciò che la Cina investe all’estero) che per la prima volta dal 2016 è tornato negativo.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante testo

Clicca per votare questo articolo!
[Total: 0 Average: 0]

INVERSIONE DI ROTTA PER LA CINA CON LA DIMINUZIONE DEGLI INVESTIMENTI DIRETTI DALL’ESTERO

Gli investimenti diretti dall’estero (FDI: foreign direct investments) hanno, dagli anni ’80, contribuito in maniera decisiva alla crescita industriale e tecnologica della Cina.

Per questi è decisivo il ruolo delle economie avanzate: Stati Uniti, Europa e Giappone le cui aziende hanno fortemente investito nel dragone.

Dopo il picco raggiunto nel 2021, dall’anno successivo il ciclo si è invertito, anche a seguito delle crescenti tensioni geopolitiche gli investimenti diretti sono diminuiti, sino a diventare negativi, cosa che non era mai successa da quando (nel 1998) è iniziata la rilevazione.

Clicca per votare questo articolo!
[Total: 0 Average: 0]

L’INDIA DIVENTA IL PRIMO FORNITORE DI CARBURANTE IN EUROPA

Il grafico mostra l’evoluzione delle esportazioni di carburante dalla Russia all’India (in giallo) e in parallelo la crescita della quota esportata verso l’Europa.
Se le tensioni geopolitiche sembrano poter portare a una frammentazione delle catene di forniture, è altrettanto vero che i processi di approvvigionamento potranno mutare molto lentamente e non sono facilmente controllabili.

Clicca per votare questo articolo!
[Total: 0 Average: 0]

IL REALE POTERE D’ACQUISTO DEI BRICS SUL MERCATO INTERNAZIONALE

Se il prodotto interno lordo dei BRICS a parità di potere di acquisto, cioè ignorando l’effetto del cambio valutario, era già superiore a quello dei paesi del G7, nel momento in cui si considera l’effetto del cambio, e quindi il reale potere di acquisto dei paesi sul mercato internazionale, la quota dei BRICS è del 30% del Pil mondiale che equivalgono a circa 30.000 miliardi di dollari.

Di molto inferiore al PIL dei paesi del G7 che è di circa 47.000.

Clicca per votare questo articolo!
[Total: 0 Average: 0]

LO SQUILIBRIO DELLA CINA TRA CONSUMI E INVESTIMENTI

Il modello di crescita cinese, a partire dagli anni 90, ha visto il predominio del peso degli investimenti che va di pari passo con una forte componente di risparmio delle famiglie. In figura si veda l’enorme differenza del peso di questa voce (a destra) rispetto ad altre economie e il peso dei consumi (a sinistra).

Il settore delle infrastrutture e quello immobiliare hanno trainato la crescita di un paese che da una condizione di quasi sottosviluppo e con elevati tassi di povertà è arrivato ad essere la seconda potenza economica mondiale. Ora però questo modello, per stessa ammissione dei dirigenti del partito comunista, è destinato a subire una evoluzione con una crescita del peso della componente dei consumi a discapito di quella degli investimenti e con molta probabilità di quello delle esportazioni. Nello stesso tempo gli investimenti dovranno essere più orientati verso il settore delle tecnologie e meno su quello delle infrastrutture ed immobiliare, spesso utilizzati sino ad oggi per raggiungere gli obiettivi dei piani quinquennali delle province (per “fare punti di PIL”) più che per creare vero valore aggiunto e quindi a discapito della produttività degli investimenti stessi.

Se la crisi del settore immobiliare spaventa per il peso che il settore ha sul PIL, una diminuzione (ma senza traumi) della sua importanza relativa è nell’ordine delle cose, a vantaggio dei consumi in un paese che per il secondo anno è in calo demografico.

Clicca per votare questo articolo!
[Total: 0 Average: 0]

LA CONSEGUENZE DELLA CRISI IMMOBILIARE CINESE

I bond emessi dalle aziende del settore costruzioni in Cina sono letteralmente crollati negli ultimi due anni. È lo specchio di una crisi che iniziata dall’operatore Evergrande, si è estesa a tutto il settore immobiliare che contribuisce a quasi il 30% del PIL del paese.


La crisi è stata favorita anche dalle azioni dello stesso governo che aveva posto limiti alle possibilità di indebitamento dei costruttori, facendo scoppiare le contraddizioni di questo modello di crescita che ormai, peraltro, era entrato in contrasto con le stesse strategie del Partito Comunista per la crescita futura. 

Clicca per votare questo articolo!
[Total: 0 Average: 0]

LA DISCESA DEL MERCATO AZIONARIO CINESE E LA SFIDUCIA DEGLI INVESTITORI

L’indice China A50, che racchiude i principali 50 titoli scambiati alla Borsa di Shanghai, si trova ai livelli del 2008. La discesa del mercato azionario cinese dura ormai da oltre tre anni e va di pario passo con la crisi del settore immobiliare e la scarsa fiducia degli investitori dopo gli interventi avvenuti negli ultimi anni dalle autorità governative verso alcune aziende quotate, non ultimo il gruppo Alibaba, guidato da Jack Ma.

Clicca per votare questo articolo!
[Total: 0 Average: 0]