Nei giorni scorsi abbiamo sentito parlare ovunque del fenomeno GameStop, la vicenda è arrivata anche sulla scrivania del nuovo Segretario al Tesoro Usa Janet Yellen (ex Presidente delle Federal Reserve), che ha chiesto di “valutare eventuali azioni” di cui al momento, comunque, non si vede traccia.
Detto in breve, le azioni di una società con un business in forte crisi (vendita di videogiochi tramite negozi su strada) sono passate in pochi giorni dal valore di circa 20 dollari a quasi 500, per poi scendere con maggiore rapidità sino a circa 50. Il fenomeno del “pump and dump” non è sicuramente cose nuova. Far salire un titolo azionario in modo da innescare una euforia collettiva, seppur immotivata, e poi rivenderlo molto vicino ai massimi a discapito di quanti sono entrati nella parte finale della corsa, sono cose che sono sempre successe. Anche chi si è limitato negli anni a seguire la borsa italiana ricorderà sicuramente nei primi anni 2000 fenomeni come questo.
Ora però gli anni della bolla di Internet sono abbastanza lontani e buona parte di quanti oggi si stanno gettando a capofitto in questa ed altre speculazioni non li ha certo vissuti.
Nel caso di GameStop è stata sicuramente diversa la dinamica attraverso cui è stato veicolato il messaggio e il titolo coinvolto non era propriamente un titolo “sottile”. Ai tempi della bolla di Internet non esistevano i social network (ma già esisteva il trading online) e si utilizzavano il passaparola e le catene via mail, o più semplicemente si era catturati dall’effetto, umanamente comprensibile, della paura di perdere il treno in corsa: quando si vede un titolo che sale viene spontaneo affrettarsi a comprarlo per paura di perdere l’occasione della vita. Il trading, si sa, è favorito da istinti abbastanza primordiali, a cui talvolta si aggiunge purtroppo la tendenza ludopatica di molti pseudo operatori. Nel caso di GameStop il principale veicolo del messaggio di gettarsi a capofitto sul titolo, pare sia avvenuto su un social network usato soprattutto in Usa: Reddit. La logica è stata quella di cercare di far salire il titolo che i grossi investitori (in buona parte hedge funds) stavano invece cercando di far scendere (GameStop risultava infatti uno dei titoli più venduti allo scoperto, su cui quindi esistevano grosse “scommesse” al ribasso). Anche lo strumento utilizzato è stato diverso dagli anni della bolla di Internet, sono state infatti utilizzate soprattutto le opzioni: strumenti derivati che permettono rischiando poco denaro (al massimo il valore stesso della opzione) di “scommettere” sulla salita di un titolo sottostante con attese di guadagno (se le cose vanno bene) molto elevate, dato che permettono di investire sul medesimo titolo a “leva”, moltiplicando quindi il valore dell’investimento (e del potenziale guadagno). L’acquisto di tali opzioni ha innestato un massiccio acquisto dello stesso titolo sottostante (GameStop appunto) che ha costretto alcuni grossi investitori che avevano scommesso a ribasso (con posizioni cosiddette short) ad uscire dall’operazione, il che non si può attuare in altro modo che comprando il titolo stesso (che prima si era venduto allo scoperto, cioè senza averlo, ma chiedendolo in prestito). Tali chiusure di posizione massive (che sono appunto altri acquisti) di chi era “short” sul titolo (il fenomeno è noto come short squeeze), hanno innescato quindi una ulteriore salita del titolo che è arrivato a toccare quasi 500 dollari. Quello che è successo dopo è noto (oggi vale circa 50).
La cosa che più ci pare interessante non è però scendere ulteriormente nei dettagli tecnici di questa operazione, quanto il fatto che pare ormai chiaro che, a distanza di poco più di 20 anni, si stiano vivendo logiche molto simili a quelle degli anni della bolla di Internet (1999 – inizio 2000) che poi finirono male per molti.
Nel mese di maggio del 2020 (2 mesi dopo lo scoppio della pandemia) è stata svolta un’indagine da parte della società Envestnet Yodlee sui conti correnti degli americani che hanno percepito indennità statali e sussidi sotto diverse forme a seguito della crisi di coronavirus. Per alcune fasce di reddito (tra i 35.000 e i 75.000 dollari all’anno) che avevano ricevuto contributi contributi statali a seguito della pandemia, la voce “acquisto di titoli” è stata preceduta solo da quella “risparmi” e “ritiro contante per spese correnti”. Altrettanto interessante è notare come nell’anno 2020 negli stessi Usa sia stato rilevato un aumento senza precedenti dell’apertura di conti online di trading (oltre 10 milioni). Il fenomeno riguarda in buona parte società di brokeraggio che permettono di operare con commissioni azzerate, una per tutti è la piattaforma della società Robinhood Markets Inc, più semplicemente nota come Robinhood, che nel solo mese di dicembre dello scorso anno ha registrato 500.000 download della sua app. Il nome della piattaforma è significativo per immaginare quelle che vorrebbero essere le sue intenzioni, permettendo ai piccoli risparmiatori di accedere con facilità al mercato e (il ragionamento è nostro ma il nome ci ha aiutato) arricchirsi anche loro, magari a danno dei più ricchi (del resto la logica, se vogliamo pseudo ideologica, dell’operazione GameStop non era altro che questa). La piattaforma permette un facile accesso ai mercati non solo per le commissioni azzerate, ma anche perché è possibile operare su strumenti che replicano l’andamento non solo delle azioni ma anche di frazioni di esse: alcuni titoli hanno raggiunto prezzi relativamente elevati, le azioni Amazon ad esempio valgono più di 3000 dollari, cifra che alcuni probabilmente non si potrebbero permettere, ed ecco quindi l’utilità del frazionamento, così da permettere anche ai meno abbienti di partecipare al gioco.
I cicli di borsa sono più o meno tutti uguali, anche se quello in cui ci troviamo è stato il più lungo di sempre in termini di salita (partiamo di fatto dal 2009) e passano da una fase di accumulazione, che riguarda prevalentemente i grandi operatori per poi terminare in una di euforia irrazionale in cui vengono coinvolti anche quelli piccoli. I mercati azionari salgono non solo perché gli operatori sono disposti a comprare azioni a prezzi sempre più elevati, ma anche perché entrano in continuazione nuovi operatori sul mercato che forniscono nuova liquidità. Uno studio di DB del 2019 che trovate qui a pag. 10 https://www.dirittofuturo.org/wp-content/uploads/2020/07/Rapporto-OSFI-7-Giugno-2020.pdf mostrò che il rialzo azionario era stato guidato sino a quel momento soprattutto dai cosiddetti buyback della aziende quotate, che consistono in riacquisti di azioni proprie che permettono di aumentare la redditività per gli azionisti aumentando i dividendi incassati e sostenere il valore del titolo, impiegando così la propria liquidità per ricomprarsi le proprie azioni piuttosto che facendo ad esempio nuovi investimenti. Il fenomeno della salita del mercato azionario più lunga della storia è sicuramente stato favorito dalla enorme immissione di liquidità da parte delle banche centrali e dai tassi di interesse azzerati ormai da parecchio tempo (anche in Usa dal marzo 2020). Sarebbe interessante un aggiornamento del medesimo studio fatto ora, perché se nel 2020 i buyback sono lentamente diminuiti dopo la pandemia, l’impennata delle borse nello stesso anno è continuata ancora più forte di prima, e quindi molto probabilmente questa volta anche per merito dei piccoli operatori che, tramite piattaforme come Robinhood, sperano di poter con facilità prendere i soldi ai più ricchi. Quello che succederà quando questo apporto di liquidità da parte di quello che poco elegantemente viene chiamato parco buoi verrà a mancare a causa dello sconforto per le rapide perdite (come quelle in cui sono accorsi alcuni degli ultimi che si sono agganciati al treno chiamato GameStop) non è dato saperlo, considerando che la Federal Reserve è riuscita già due volte (alla fine del 2018 e nel marzo del 2020) a salvare i mercati dalla capitolazione. È anche vero che tutti gli strumenti a sua disposizione paiono ormai essere stati spesi e ci si chiede dopo il quantitative easing illimitato e i tassi ormai a zero che cos’altro ci si potrà mai inventare per continuare ad alimentare il sogno di una crescita illimitata dei mercati azionari e per qualcuno di fare quello che faceva Robinhood.

Una risposta a “GAMESTOP E IL SOGNO DI ESSERE ROBIN HOOD COMPRANDO OPZIONI”