LA CINA DIVENTA LA PRIMA META DI INVESTIMENTO ESTERO

Nel 2020 la crisi pandemica, come prevedibile, ha ridotto drasticamente gli investimenti all’estero che sono scesi, rispetto al 2019, del 42% (un calo superiore del 30% a quello che si era verificato nel 2009 a seguito della crisi dei mutui subprime). I dati sono stati pubblicati in un report dell’ UNCTAD (United Nations Conference on Trade and Development) disponibile qui https://unctad.org/system/files/official-document/diaeiainf2021d1_en.pdf.

I Foreign Direct Investment (FDI), vale a dire gli investimenti diretti all’estero, sono gli investimenti fatti in un paese estero che comportano la costruzione di un nuovo impianto produttivo o l’acquisizione parziale o totale (almeno il 10% della quota di controllo) di una società estera. Sono quindi da distinguere dagli investimenti di portafoglio che sono invece investimenti in asset finanziari in un paese estero (come azioni e obbligazioni).

La riduzione del flusso di investimenti in ingresso è stata molto forte per le economie sviluppate (-69%) e meno sensibile per quelle in via di sviluppo (-12%). Pesante la contrazione dell’Europa 27 (-71%) che è addirittura superiore al 100% se si considera l’intero continente (quindi con una diminuzione dello stock) e degli USA (-49%). Gli unici paesi tra quelli analizzati che hanno avuto una crescita del flusso in entrata sono l’India (+13%) e la Cina (+4%) che supera quindi gli Usa come il principale paese meta di investimenti esteri (era al secondo posto nell’anno precedente).

La Cina si è aperta agli investimenti esteri alla fine degli anni ’70 e questi hanno costituito una delle principali spinte alla sua industrializzazione e sviluppo tecnologico. È importante evidenziare come in questo paese gli investimenti esteri, nonostante le progressive aperture negli anni, abbiano ancora limitazioni, spesso a seconda dei settori merceologici. In alcuni di essi gli investimenti esteri non sono possibili, oppure limitati a quote di minoranza che escludono il controllo delle società.

E’ utile ricordare come nel mese di dicembre sia stato firmato un accordo tra la stessa Cina e l’Unione Europea, il Comprehensive Agreement on Investment (CAI) che, una volta approvato dal parlamento europeo, stabilirà regole di reciprocità tra i due paesi che dovrebbero ulteriormente favorire (a parità di condizioni) gli investimenti Europei nel paese ed estendere la possibilità di investire in settori non prima accessibili.

Un approfondimento del sistema economico e finanziario di questo paese è disponibile nel nostro ultimo report scaricabile a questo link https://www.dirittofuturo.org/wp-content/uploads/2021/01/OSFI_Scenario_di_finanza_internazionale_n_9_dicembre_2020.pdf 

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