Una recente ricerca empirica del’International Inequalities Institute (III) della London School of Economics and Political Science che trovate a questo link http://eprints.lse.ac.uk/107919/1/Hope_economic_consequences_of_major_tax_cuts_published.pdf
ha analizzato i dati relativi ad un periodo di 50 anni (dal 1965 al 2015) relativi a 18 paesi OECD, cercando correlazioni causali tra i tagli alle tasse avvenuti nel corso degli anni sull’1% della popolazione con redditi più elevati e altre variabili di tipo economico come le diseguaglianze di reddito, la crescita del reddito complessivo e la disoccupazione.
Quanti sostengono l’utilità di simili interventi di riduzione fiscale anche per le fasce a reddito molto elevato, ne sostengono anche l’utilità per la collettività in termini di maggiori investimenti, crescita economica e quindi occupazione.
Se i risultati della ricerca indicano da un lato una crescita delle diseguaglianze (con un aumento del reddito medio dell’1% di popolazione con reddito più elevato, sia nel breve sia nel lungo periodo) d’altro canto non sono stati evidenziati nei medesimi periodi benefici derivanti da tali interventi fiscali, né sul fronte della disoccupazione né su quello del PIL pro-capite dei rispettivi paesi.
