GLI EFFETTI DELLA PANDEMIA SUL DEBITO CORPORATE

Il rapporto sulla stabilità finanziaria globale del FMI relativo al primo trimestre dell’anno evidenzia tra le altre cose alcuni degli effetti dell’epidemia di Covid 19 sul settore del debito delle aziende (corporate).

https://www.imf.org/en/Publications/GFSR/Issues/2021/04/06/global-financial-stability-report-april-2021

È interessante notare come se la situazione debitoria del settore rispetto al PIL sia ovviamente cresciuta (sia a causa della riduzione del PIL, sia della crescita del debito, come mostrato nella figura qui sotto), andando a creare condizioni che potrebbero mettere in pericolo la ripresa economica, d’altro canto lo scenario di rischio è piuttosto frastagliato a seconda del settore merceologico e della dimensione aziendale.

Se il 2020 è stato anche l’anno in cui si è raggiunto il picco nell’emissione di bond high yield e di default tra le medesime tipologie di aziende (in particolare in USA), quest’ultima tendenza, secondo il FMI, pare comunque inferiore ai timori iniziali e in miglioramento negli ultimi mesi.

Nello stesso tempo, tra le medesime aziende a basso rating è nel complesso migliorata la disponibilità di liquidità in rapporto al debito, molto probabilmente a seguito della maggiore facilità di credito favorita dalle politiche delle banche centrali e dal ricorso alle quotazioni in borsa che hanno raggiunto livelli record, specie in Nord America dove, dall’inizio della pandemia, sono state effettuate la metà delle IPO del pianeta.

È pur vero che tale accesso al credito e alla liquidità non è stato affatto uniforme, tanto che andando ad individuare le aziende in situazione di elevato stress di solvibilità (che evidenzia la mole di debito rispetto agli asset aziendali e la previsione circa la capacità dell’azienda di ripagare i debiti nel futuro) si nota una elevata differenza tra settori, ma soprattutto tra aziende di grandi, medie e piccole dimensioni, con queste ultime in evidente maggiore difficoltà rispetto alle prime e costrette quindi a ricorrere soprattutto al sostegno delle politiche dei governi più che al credito bancario. I settori più colpiti sono quelli energetico, servizi, trasporti e immobiliare. 

Come abbiamo già detto, tra gli altri, nel nostro ultimo report https://www.dirittofuturo.org/wp-content/uploads/2021/04/Rapporto-OSFI-10-Marzo-2021.pdf  i livelli di indebitamento raggiunti, come paiono confermare i numeri sopra mostrati, non sembrano permettere ora passi falsi da parte delle banche centrali. L’incognita principale (oltre ovviamente alla conferma del rimbalzo economico previsto) è che eventuali deviazioni dalle attuali politiche monetarie (che sino ad ora hanno permesso che la situazione non precipitasse), qualora ci fossero, sarebbero dovute molto probabilmente, più che ad errori nella politica monetaria, alla pressione al rialzo di una variabile economica, l’andamento dell’inflazione che, negli ultimi anni, ha mostrato di rispondere a logiche che le teorie più accreditate spesso non paiono essere state in grado di spiegare né, tanto meno, le banche centrali, di gestire nella direzione desiderata.

Clicca per votare questo articolo!
[Total: 3 Average: 5]

Lascia un commento