SONO I LAVORATORI IMMIGRATI I PIÙ ESPOSTI ALLA PRECARIETÀ

Gli immigrati regolari in Italia sono occupati più dei lavoratori autoctoni con contratti atipici. Un terzo dei lavoratori stranieri ha un contratto non standard, a termine e/o in part-time involontario, a fronte del 19,6% degli italiani.

La quota di part-time involontario fra gli stranieri è pari al 17,9%, quasi il doppio rispetto agli italiani (9,4%), e coinvolge soprattutto le donne (27,9% le straniere e il 15,2% le italiane). Il part-time involontario coinvolge il 10,7% degli uomini stranieri e il 5,1% degli italiani. Mentre per gli italiani al crescere del livello di istruzione il part-time involontario diminuisce dal 12,0% per chi ha al massimo la licenza media al 5,9% per i laureati, per gli stranieri l’incidenza del part-time
involontario rimane quasi stabile, scende infatti solo dal 18,3% al 16,2%.

Gli immigrati sono impiegati con contratti temporanei più dei nativi: nel 2021 il 20% dei lavoratori immigrati (e il 13% dei nativi) aveva un contratto temporaneo. Anche negli altri paesi europei i contratti temporanei sono diffusi più fra gli immigrati che fra i nativi, ma, a differenza degli altri paesi UE, in Italia i contratti temporanei per gli immigrati sono in aumento (5 punti percentuali nell’ultimo decennio) mentre negli altri paesi UE la percentuale di contratti temporanei degli stranieri è in calo.

La condizione più sfavorevole riguarda le donne: oltre 40,7% delle straniere ha un contratto non standard rispetto al 26,3% delle italiane. La situazione è migliore fra gli uomini, ma il divario rispetto ai nativi rimane elevato: il 28,3% degli stranieri ha un contratto non standard rispetto al 14,8% degli italiani.

La situazione di precarietà degli stranieri nel mercato del lavoro si è manifestata chiaramente nel 2020 con la pandemia del Covid-19, quando il numero di occupati italiani è diminuito dell‘1,4% e quello degli stranieri del 6,4%.

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