L’IMPORTANTE CONTRIBUTO DELL’IMMIGRAZIONE AL PIL NAZIONALE NONOSTANTE IL SISTEMATICO SOTTOUTILIZZO DELLE COMPETENZE DEGLI IMMIGRATI

Sono oltre 2,3 milioni gli occupati immigrati in Italia (10,3% del totale) e il lavoro degli immigrati contribuisce al PIL italiano per oltre il 9%, con picchi superiori al 14% in agricoltura e nell’edilizia.
Dopo la pandemia che ha penalizzato in particolar modo gli immigrati e, fra questi, soprattutto le donne, l’occupazione degli immigrati ha registrato una netta ripresa. Permangono tuttavia notevoli criticità.


L’Italia richiede soprattutto manodopera scarsamente qualificata”, infatti impiega lavoratori stranieri istruiti e qualificati in lavori dequalificati, penalizzando soprattutto (e pesantemente) le donne straniere. Gli immigrati con basso livello di istruzione hanno lavori mal retribuiti e precari, spesso stagionali. Gli immigrati con istruzione terziaria spesso vengono impiegati al di sotto del loro livello di qualifica. Il 33,1% degli stranieri svolge un lavoro che richiederebbe un livello d’istruzione più basso di quello posseduto a fronte del 25,2% degli italiani; in particolare la quota delle donne sovra istruite è del 42,2% contro il 26,5% delle italiane, mentre tra gli uomini i valori sono più vicini a quelli degli autoctoni: 26,6% di sovra istruiti fra gli stranieri contro il 24,2% fra gli italiani. In Italia, gli stranieri con istruzione terziaria hanno meno probabilità di essere occupati rispetto agli altri paesi dell’Unione Europea. Nel 2021, il tasso di occupazione degli immigrati con istruzione terziaria è stato del 69%, ben 17 punti percentuali meno dei loro coetanei nativi, si tratta della più grande differenza all’interno dei paesi OCSE.

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