Il modello di crescita cinese, a partire dagli anni 90, ha visto il predominio del peso degli investimenti che va di pari passo con una forte componente di risparmio delle famiglie. In figura si veda l’enorme differenza del peso di questa voce (a destra) rispetto ad altre economie e il peso dei consumi (a sinistra).
Il settore delle infrastrutture e quello immobiliare hanno trainato la crescita di un paese che da una condizione di quasi sottosviluppo e con elevati tassi di povertà è arrivato ad essere la seconda potenza economica mondiale. Ora però questo modello, per stessa ammissione dei dirigenti del partito comunista, è destinato a subire una evoluzione con una crescita del peso della componente dei consumi a discapito di quella degli investimenti e con molta probabilità di quello delle esportazioni. Nello stesso tempo gli investimenti dovranno essere più orientati verso il settore delle tecnologie e meno su quello delle infrastrutture ed immobiliare, spesso utilizzati sino ad oggi per raggiungere gli obiettivi dei piani quinquennali delle province (per “fare punti di PIL”) più che per creare vero valore aggiunto e quindi a discapito della produttività degli investimenti stessi.
Se la crisi del settore immobiliare spaventa per il peso che il settore ha sul PIL, una diminuzione (ma senza traumi) della sua importanza relativa è nell’ordine delle cose, a vantaggio dei consumi in un paese che per il secondo anno è in calo demografico.
