IL RUOLO DEGLI STATI NELLA RECESSIONE POST COVID

Un contributo fondamentale nell’uscita dalla recessione più breve della storia (quella post-covid) e al fatto che nonostante i tassi elevati, la massa di debito in circolazione e le riduzioni di bilancio delle banche centrali in corso, ci si trovi al momento in una situazione di relativa calma economia e finanziaria, è stato quello degli stati.

Se non si dà uno sguardo sia al debito accumulato in questi anni sia alla spesa dei governi, è difficile comprendere in pieno quello che sta succedendo e quello che potrebbe succedere nei prossimi anni.

Il ruolo degli stati nelle economie avanzate se è sicuramente importante per comprendere quanto è avvenuto, anche in termini di inflazione, può esserlo anche per comprendere ciò che potrebbe avvenire in futuro. La conversione energetica da un lato e una crescita delle tensioni geopolitiche dall’altro potrebbero far avere agli stati un maggior ruolo di quello che avevano avuto negli ultimi decenni.

Però, a meno di non ipotizzare nei prossimi anni una crescita dei PIL delle economie avanzate che non ha precedenti, questo implicherebbe un maggior peso del debito e quindi con tutta probabilità una crescita dei tassi di interesse, che potrebbe essere sostenibile solo a fronte di una inflazione sufficientemente elevata e tale da portare i rendimenti reali di nuovo in territorio negativo, così come è stato dagli anni ’80 sino a pochi mesi fa

Nelle figure sopra l’andamento del rapporto tra il debito e il PIL nell’Eurozona e negli Stati Uniti. Si noti la crescita a seguito della pandemia di Covid che solo in Europa è stata parzialmente riassorbita.

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L’ESPLOSIONE DELLA SPESA DEL GOVERNO IN USA

l rapporto tra spesa del governo e PIL negli ultimi 3 anni è esploso in tutte le economie avanzate.
Negli USA non era così elevato dalla Seconda guerra mondiale. Non si può prescindere dall’intervento degli Stati e dalla politica fiscale per comprendere ciò che è avvenuto in questi ultimi anni e non solo sul fronte dell’inflazione. La crescita del ruolo dell’intervento dei governi dovrà venire a patti con la sostenibilità della crescita del loro debito. 

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LA CRESCITA DEL DEBITO AMERICANO SARA’ ANCORA SOSTENIBILE?

Secondo uno studio del CBO (congressional budget office), un organo bipartisan del Congresso degli Stati Uniti, le proiezioni di lungo periodo del debito degli Stati Uniti sono per il raggiungimento, nel 2053, di un rapporto tra debito e PIL superiore al 180%.


Si noti nella figura l’andamento del deficit causato dal pagamento degli interessi (in azzurro: Net interest outlays, che sarebbe eguale al 6,3% del PIL) favorito da una probabile crescita dei tassi nei prossimi anni, sia per il rischio inflazione sia per effetto del probabile indebolimento del rating del paese a seguito della crescita del debito stesso.

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LE CONSEGUENZE DELLA CRISI IMMOBILIARE CINESE

La crisi dell’immobiliare dura ormai in Cina da quasi 3 anni. Partita dall’operatore Evergrande, si è estesa a tutto il settore. Gli effetti delle difficoltà di un settore che pesa per quasi il 30% del PIL del paese si sono avuti anche sui prezzi delle abitazioni che sono in discesa dal 2021.

La crisi è stata favorita anche dalle azioni dello stesso governo che aveva posto limiti alle possibilità di indebitamento dei costruttori, facendo scoppiare le contraddizioni di questo modello di crescita che ormai, peraltro, era entrato in contrasto con le stesse strategie del Partito Comunista per la crescita futura.

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CRISI DELLA FABBRICA DEL MONDO?

Le tensioni geopolitiche tra USA e Cina hanno portato nel corso degli anni a una riduzione del peso delle importazioni in USA dalla Cina e un aumento del ruolo di altri paesi come Messico, India e Vietnam. La frammentazione della catena di fornitura potrebbe essere non una delocalizzazione, ma solo una ridefinizione della catena stessa con effetti su economia ed inflazione che dovranno essere compresi.

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FINE DELLA GLOBALIZZAZIONE?

La globalizzazione ha iniziato a rallentare già dalla crisi del 2008.
L’inasprimento delle tensioni geopolitiche, che hanno fatto seguito all’invasione dell’Ucraina, potrebbero rallentarne ulteriormente il passo con ulteriori effetti inflativi nel pianeta a seguito della frammentazione della catena di fornitura globale.

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LA RECESSIONE CHE SI FA ATTENDERE E I RISCHI DI FRAMMENTAZIONE DELLA CATENA DI FORNITURA GLOBALE

L’inflazione non tornerà al 2% prima del 2025: queste sono le nuove previsioni emerse nel corso dell’anno che hanno portato ad un progressivo rialzo dei tassi di interesse che potrebbero rimanere così ancora a lungo.

Nonostante questo, per ora, i principali istituti internazionali (FMI, OCSE e Banche Centrali) non prevedono che l’impatto sull’economia sia tale da provocare una recessione imminente, né ci siano evidenti segnali dello scoppio di una qualche bolla finanziaria.

I fattori che avevano portato all’impennata dell’inflazione tra il 2021 e il 2022 si sono ormai in buona parte smorzati, altri invece potrebbero essere responsabili del suo perdurare negli anni a venire, come la transazione energetica e la frammentazione della catena globale di fornitura a seguito dell’inasprirsi delle tensioni geopolitiche.

Se i Brics non sono un’alleanza politica sono sicuramente la prova della crescita del peso politico di paesi come la Cina e l’India. Infatti, è proprio la Cina che si candida ad essere il principale antagonista dell’egemonia Usa, nonostante nell’anno in corso stia andando incontro a diverse difficoltà sul versante economico.

Tra le cause figura l’inasprirsi della crisi immobiliare e, per questo motivo, la linea adottata è quella di una politica monetaria opposta a quella delle economie avanzate, abbassando i tassi di interesse e fornendo supporto monetario alle banche.

L’economia americana sta crescendo ad un ritmo inatteso, ma anche al costo di un debito pubblico che è salito ai massimi storici e continuerà con buona probabilità a salire nei prossimi anni.

Tale situazione solleva alcune riflessioni sulla possibile crescita del ruolo degli Stati nel prossimo futuro, ma anche sulla sostenibilità e sugli effetti dell’ulteriore crescita del loro indebitamento.

Maggiori approfondimenti sono contenuti nel report n° 16 sullo scenario di finanza internazionale:

https://www.dirittofuturo.org/?page_id=137

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