L’inflazione non tornerà al 2% prima del 2025: queste sono le nuove previsioni emerse nel corso dell’anno che hanno portato ad un progressivo rialzo dei tassi di interesse che potrebbero rimanere così ancora a lungo.
Nonostante questo, per ora, i principali istituti internazionali (FMI, OCSE e Banche Centrali) non prevedono che l’impatto sull’economia sia tale da provocare una recessione imminente, né ci siano evidenti segnali dello scoppio di una qualche bolla finanziaria.
I fattori che avevano portato all’impennata dell’inflazione tra il 2021 e il 2022 si sono ormai in buona parte smorzati, altri invece potrebbero essere responsabili del suo perdurare negli anni a venire, come la transazione energetica e la frammentazione della catena globale di fornitura a seguito dell’inasprirsi delle tensioni geopolitiche.
Se i Brics non sono un’alleanza politica sono sicuramente la prova della crescita del peso politico di paesi come la Cina e l’India. Infatti, è proprio la Cina che si candida ad essere il principale antagonista dell’egemonia Usa, nonostante nell’anno in corso stia andando incontro a diverse difficoltà sul versante economico.
Tra le cause figura l’inasprirsi della crisi immobiliare e, per questo motivo, la linea adottata è quella di una politica monetaria opposta a quella delle economie avanzate, abbassando i tassi di interesse e fornendo supporto monetario alle banche.
L’economia americana sta crescendo ad un ritmo inatteso, ma anche al costo di un debito pubblico che è salito ai massimi storici e continuerà con buona probabilità a salire nei prossimi anni.
Tale situazione solleva alcune riflessioni sulla possibile crescita del ruolo degli Stati nel prossimo futuro, ma anche sulla sostenibilità e sugli effetti dell’ulteriore crescita del loro indebitamento.
Maggiori approfondimenti sono contenuti nel report n° 16 sullo scenario di finanza internazionale:
https://www.dirittofuturo.org/?page_id=137

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