{"id":1114,"date":"2021-04-02T08:51:51","date_gmt":"2021-04-02T06:51:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dirittofuturo.org\/?p=1114"},"modified":"2021-04-02T09:02:49","modified_gmt":"2021-04-02T07:02:49","slug":"il-cammino-internazionale-del-renminbi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.dirittofuturo.org\/?p=1114","title":{"rendered":"IL CAMMINO INTERNAZIONALE DEL RENMINBI"},"content":{"rendered":"\n<p>Se la diffusione del dollaro americano nel mondo rappresenta un caso di sovra rappresentazione rispetto alla reale forza dell\u2019economia statunitense, la valuta cinese, il renminbi (detto anche yuan) \u00e8, all\u2019esatto opposto, assai poco diffuso rispetto al ruolo di seconda potenza economica che il dragone ha raggiunto. Se il PIL cinese \u00e8 circa il 13% di quello mondiale, la sua valuta ha una importanza ancora marginale negli scambi valutari stessi, nel commercio internazionale e negli investimenti internazionali di capitali. Questo \u00e8 il risultato di una scelta delle autorit\u00e0 cinesi che hanno sempre adottato una politica di controllo dei capitali e del tasso di cambio. Nonostante le limitate aperture su entrambi i fronti, il governo cinese tuttora esercita un forte controllo sui capitali in entrata e in uscita nel paese ponendo limiti e controlli sui privati e alle imprese per l\u2019uscita degli stessi ed esercitando un controllo, tramite autorizzazione, sulle istituzioni che possono investire in Cina.<\/p>\n\n\n\n<p>Le ragioni di questa scelta si legano alla storia economica del paese degli ultimi 40 anni e fanno un tutt\u2019uno con una scelta del governo di aprire all\u2019economia di mercato e agli investimenti esteri pur mantenendo la guida dell\u2019indirizzo economico e degli investimenti stessi in mano al governo e dunque al Partito Comunista. Permettere una libera circolazione di capitali esporrebbe il paese ad alcuni rischi che sono sino ad ora stati incompatibili con le scelte del governo. In primis, il sistema bancario, vera istituzione cardine del sistema finanziario del paese e principale veicolo delle politiche di crescita economica, non reggerebbe una fuoriuscita di capitali ad opera degli investitori e risparmiatori interni. Il sistema potrebbe avere seri contraccolpi soprattutto in caso di crisi finanziarie internazionali, rischiando fenomeni di fuga di capitali. Allo stesso tempo un afflusso di capitali incontrollato rischierebbe di far perdere il controllo del valore della valuta rendendo quindi meno competitive le esportazioni del paese, uno dei cardini su cui si \u00e8 basato il modello di crescita cinese, almeno sino ad ora. Con lo stesso obiettivo (non perdere il controllo del valore del tasso di cambio, in particolare verso il dollaro), il governo cinese ha, dalla fine degli anni \u201970, in diversi modi cercato di controllare il renminbi. Inizialmente operando una forte svalutazione rispetto al periodo dell\u2019epoca di Mao, poi adottando un sistema di \u201cpeg\u201d (cambio fisso) verso il dollaro e poi, arrivando ai giorni nostri, creando una banda di oscillazione giornaliera (attualmente del 2%) oltre la quale la banca pu\u00f2 intervenire (a rialzo o a ribasso) per far rientrare le oscillazioni entro il limite massimo concesso. In questo scenario la banca centrale cinese si riserva di intervenire nel caso di eventuali crisi finanziarie o valutarie che rischiano di provocare eccessiva instabilit\u00e0 (\u00e8 successo nel 2015), operazioni che non sono mai state un problema per la banca cinese, dato che il costante surplus della bilancia commerciale ha permesso alla Cina di accumulare ingenti riserve valutarie, soprattutto in dollari, con cui ha potuto operare tali, eventualmente necessarie, operazioni di difesa del cambio.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, nel corso degli anni i dirigenti cinesi si sono posti il problema di rafforzare il ruolo della propria valuta sul mercato internazionale, pur non rinunciando a nessuna delle opzioni su cui in questi anni hanno basato la loro politica finanziaria, in modo particolare il controllo del flusso di capitali. Il motivo per cui queste politiche hanno limitato l\u2019utilizzo del renminbi all\u2019estero \u00e8 abbastanza intuitivo: \u00e8 difficile che gli operatori esteri decidano di utilizzare per gli scambi (e soprattutto per gli investimenti) una valuta che difficilmente potr\u00e0 essere utilizzata se non per commerciare con la Cina, dato che una volta entrato in possesso di renminbi un operatore non sa se e in quale misura potr\u00e0 riutilizzarli o investirli, visto che il mercato dei capitali \u00e8 limitato in ingresso e la possibilit\u00e0 di investire in obbligazioni o azioni cinesi (anche quelle quotate all\u2019estero, definite off-shore) \u00e8 ancora limitato per i non residenti. A questo si aggiunge ovviamente il fatto che il valore del renminbi stesso \u00e8 affidato in parte alla politica monetaria della Banca centrale cinese (che in alcune fasi \u00e8 in passato intervenuta pesantemente) pi\u00f9 che al valore che il mercato potrebbe prezzare.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019interesse delle autorit\u00e0 cinesi a definire un ruolo internazionale per il renminbi e che negli anni le ha via via portate a cercare di renderlo pi\u00f9 attrattivo ha soprattutto a che fare con i costi che la scarsa diffusione del renminbi a livello internazionale porta con s\u00e9. Il fatto che il renminbi sia utilizzato ancora poco negli scambi internazionali implica la necessit\u00e0 di effettuare gli scambi con l\u2019estero in altre valute e dover quindi sostenere elevati costi di transazione (per cambiare i renminbi in dollari) e tra le conseguenze ci sono quelle di ritrovarsi con ingenti riserve valutarie, con le quali tra l\u2019altro si finanziano le proprie importazioni (che avvengono prevalentemente in dollari); riserve che per\u00f2, in grosse quantit\u00e0, espongono il paese al rischio di perdite a fronte di una svalutazione del dollaro, oltre che essere, nei fatti, una forma di finanziamento verso il paese che sempre pi\u00f9 \u00e8 diventato un antagonista geopolitico. Da non sottovalutare sono anche le difficolt\u00e0 che si avranno nel momento in cui si dovesse avere bisogno di indebitarsi verso l\u2019estero (per finanziarsi) e non lo si potr\u00e0 fare nella propria valuta (dato che difficilmente i prestatori esteri si vorranno accollare il rischio di fare credito in renminbi che sono considerati una valuta debole e dal valore al termine del prestito incerto). Limitate sono anche le possibilit\u00e0 di prestare denaro a paesi esteri nella loro valuta (per compensare i crediti in valuta straniera), se non prestando a paesi in condizioni finanziarie disagiate e con elevate possibilit\u00e0 di non restituzione del prestito. Infine, nei momenti di crisi internazionale (come lo fu la fine del 2008 e i mesi successivi al marzo 2020), si rischia di essere eccessivamente esposti a una mancanza di dollari (come normalmente succede in queste fasi), valuta che \u00e8 \u201cstampata\u201d dal principale concorrente egemonico.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, a partire almeno dal 2009, anno in cui la Cina raggiunse un picco di riserve estere in dollari e in cui per un periodo vennero a mancare i dollari nel sistema a seguito della crisi dei mutui subprime, il governo cinese si \u00e8 posto il problema (senza pur mai ufficializzarlo in nessun documento) di accrescere la diffusione della sua valuta, cercando cos\u00ec di limitare la sua dipendenza dai dollari (al fine di non incorrere nei problemi appena esposti). Le mosse fatte sono andate in due precise direzioni: la prima \u00e8 di accrescere l\u2019uso della propria valuta negli scambi commerciali e il secondo di cercare di farla diventare una valuta di investimento internazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal 2010 una delle prime mosse del governo cinese per cercare di incentivare l\u2019utilizzo del renminbi come valuta di scambio fu quella di iniziare ad autorizzare alcune aziende ad effettuare scambi fuori dalla Cina in quella valuta (utilizzando prevalentemente il mercato di Hong Kong), ma i risultati non furono soddisfacenti, dato che l\u2019utilizzo veniva limitato agli scambi commerciali, ma difficilmente gli operatori esteri detenevano i renminbi al di l\u00e0 dello stretto necessario per le attivit\u00e0 di scambio, non avendo poi possibilit\u00e0 di investirli. La consapevolezza di questo limite indusse le autorit\u00e0 cinesi a lanciare una nuova valuta, il renminbi off-shore, che era pienamente flessibile e convertibile, ed utilizzabile esclusivamente all\u2019esterno del paese.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019utilizzo del renminbi off-shore (la sua sigla \u00e8 CNY, per distinguerlo da quello on-shore, CNH) ha accresciuto la circolazione del renminbi e nel 2016 lo stesso \u00e8 entrato a far parte delle valute di riserva del FMI.&nbsp; Nello stesso tempo sono stati aperti centri di scambio in renminbi off-shore anche in alcuni paesi occidentali come UK, Germania, Canada, al di l\u00e0 delle aree limitrofe alla Cina come Hong Kong, Taipei, Seul e Singapore, in cui avviene la gran parte degli scambi e sono presenti la maggior parte dei depositi. Le restrizioni del governo al movimento di capitali comunque rimangono e la liquidit\u00e0 del renminbi off-shore \u00e8 limitata (circa lo 0,7% dell\u2019offerta di moneta circolante in renminbi onshore, il 2% del suo PIL e meno del 10% delle riserve valutarie del paese). Rimangono ovviamente le restrizioni al rimpatrio di capitali da parte degli stranieri che disincentivano gli operatori ad utilizzarlo per investire in Cina, esso continua quindi ad essere utilizzato prevalentemente come mezzo di scambio.<\/p>\n\n\n\n<p>Se la quota di renminbi off-shore utilizzati per gli scambi con la Cina \u00e8 aumentata sino a raggiungere la quota del 20% (era del 2% circa nel 2010), rimane pure limitata la quota nel totale degli scambi internazionali (inferiore al 2%) nonostante la Cina abbia recentemente creato un suo sistema di pagamento che vuole essere alternativo al sistema SWIFT. Limitata \u00e8 anche la quota di riserve estere detenute in renminbi (inferiore al 2% del totale, a fronte di un 60% in USD e un 20% in euro).<\/p>\n\n\n\n<p>In conclusione, pur avendo fatto molti passi avanti nella sua diffusione, il renminbi pare orientato a poter diventare per ora solo una valuta regionale (il 90% degli scambi avvengono nelle aree limitrofe alla Cina). Lo strumento dell\u2019utilizzo di una doppia valuta \u00e8 visto del resto, nelle intenzioni del governo, come un passo intermedio e non definitivo per una maggiore diffusione della propria moneta. Nello stesso tempo, la consapevolezza delle riforme che sarebbero necessarie render\u00e0 comunque molto graduale il cammino verso la rinuncia al principale strumento che nei fatti ne rende difficoltosa una maggiore diffusione a livello internazionale: il controllo del movimento dei capitali.<\/p>\n\n\n\n<p>Per un approfondimento su sistema finanziario della Cina potete fare riferimento a questo nostro report:<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.dirittofuturo.org\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/OSFI_Scenario_di_finanza_internazionale_n_9_dicembre_2020.pdf\">https:\/\/www.dirittofuturo.org\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/OSFI_Scenario_di_finanza_internazionale_n_9_dicembre_2020.pdf<\/a><\/p>\n<div style='text-align:center' class='yasr-auto-insert-visitor'><!--Yasr Visitor Votes Shortcode--><div id='yasr_visitor_votes_4dd5ba6066da7' class='yasr-visitor-votes'><div class=\"yasr-custom-text-vv-before yasr-custom-text-vv-before-1114\">Clicca per votare questo articolo!<\/div><div id='yasr-vv-second-row-container-4dd5ba6066da7'\r\n                                        class='yasr-vv-second-row-container'><div id='yasr-visitor-votes-rater-4dd5ba6066da7'\r\n                                      class='yasr-rater-stars-vv'\r\n                                      data-rater-postid='1114'\r\n                                      data-rating='5'\r\n                                      data-rater-starsize='32'\r\n                                      data-rater-readonly='false'\r\n                                      data-rater-nonce='1596c914b5'\r\n                                      data-issingular='false'\r\n                                    ><\/div><div class=\"yasr-vv-stats-text-container\" id=\"yasr-vv-stats-text-container-4dd5ba6066da7\"><svg xmlns=\"https:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" width=\"20\" height=\"20\"\r\n                                   class=\"yasr-dashicons-visitor-stats\"\r\n                                   data-postid=\"1114\"\r\n                                   id=\"yasr-stats-dashicon-4dd5ba6066da7\">\r\n                                   <path d=\"M18 18v-16h-4v16h4zM12 18v-11h-4v11h4zM6 18v-8h-4v8h4z\"><\/path>\r\n                               <\/svg><span id=\"yasr-vv-text-container-4dd5ba6066da7\" class=\"yasr-vv-text-container\">[Total: <span id=\"yasr-vv-votes-number-container-4dd5ba6066da7\">8<\/span>  Average: <span id=\"yasr-vv-average-container-4dd5ba6066da7\">5<\/span>]<\/span><\/div><div id='yasr-vv-loader-4dd5ba6066da7' class='yasr-vv-container-loader'><\/div><\/div><div id='yasr-vv-bottom-container-4dd5ba6066da7' class='yasr-vv-bottom-container'><\/div><\/div><!--End Yasr Visitor Votes Shortcode--><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se la diffusione del dollaro americano nel mondo rappresenta un caso di sovra rappresentazione rispetto alla reale forza dell\u2019economia statunitense, la valuta cinese, il renminbi (detto anche yuan) \u00e8, all\u2019esatto opposto, assai poco diffuso rispetto al ruolo di seconda potenza economica che il dragone ha raggiunto. 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